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Un po’ di tempo fa ci avevano parlato di una valle isolata tra le colline, a circa 40 Km da Siena, in  cui si trovano un’antica e grandiosa Abbazia cistercense che ha come tetto il cielo e un eremo che custodisce la spada nella roccia (si avete capito bene!). Non ce lo siamo fatto dire due volte…abbiamo caricato in macchina B. (la nostra travel e food blogger) ed un caro amico, direzione: Montesiepi!

LA LEGGENDA

Immaginate un giovane di provincia, uno di quelli che in paese fa girare la testa tutte, nato in una famiglia agiata e con un futuro scritto nella “fabbrichetta” di famiglia. Passa da un happy hour all’altro, si diletta nell’arte dell’ammmore e non torna mai a casa prima dell’alba. Una notte, forse un po’ alticcio, sogna un pennuto ragazzo dai capelli dorati che gli dice ” Galgà, mo basta! “. Il giorno dopo si ritrova su un volo per il Tibet alla ricerca di se stesso.

Ora facciamo un passo indietro di 900 anni, teletrasportiamoci a pochi chilometri da Siena… ed è qui che ha origine la leggenda.
Si narra che nel 1148, a Chiusdino, nacque Galgano Guidotti, figlio di Guidotto e Dionisia (due signorotti della nobiltà locale).
Viveva agiatamente nel suo castello dal quale potevano vedere la valle delle Merse. Come ogni giovane dell’epoca aveva un destino già segnato…il suo era scritto nelle armi. Nel senese infuriavano le lotte tra i Gherardesca e i Pannocchieschi ed essere cavalieri in quel periodo faceva perdere la testa a tutte le pulzelle! Si dice che Galgano si desse parecchio da fare e che non si facesse mai scappare l’occasione di cedere alla tentazioni della lussuria!
Una notte gli apparve in sogno l’Arcangelo Michele che lo guidava, attraverso uno stretto ed impervio sentiero, fino alla collina di Montesiepi, dove fu infine accolto dai dodici Apostoli di fronte ad un tempio di forma rotonda. Galgano interpretò questa visione come un segno del volere divino; qualche tempo dopo, infatti, avrebbe fatto di quel luogo isolato la sede della sua nuova e definitiva dimora da eremita. Nella collina di Montesiepi, abbandonò la veste di cavaliere e infisse la sua spada in una roccia, in modo da farne una croce. Quella spada è ancora lì, come simbolo di una incorruttibile conversione.

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La Val di Merse si diletta a intrecciare leggende secolari che confondono realtà e magia, credenze popolari e usanze religiose, come nel caso del santo eremita e della spada nella roccia, che potrebbe essere stata fonte di ispirazione per il ciclo del Graal e l’epopea di Re Artù e della Tavola Rotonda.

Certo nella versione italiana non ci sono né Merlino e né gli intrecci amorosi di Lancillotto e Ginevra…ma volete mettere le gozzovigliate, su e giù per le colline senesi, del nostro Galgano?

L’ABBAZIA

Dopo aver disegnato l’identikit del Santo, fantasticato sulla spada nella roccia e conosciuto la custode dell’eremo (un’anziana signora in vestaglia con mille gatti al seguito che ci sembrava molto la gattara dei Simpson) scendiamo dalla collina e ci dirigiamo verso la seconda tappa della nostra esplorazione.

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Alle pendici del mausoleo, si staglia la sagoma dell’Abbazia di San Galgano, una struttura imponente e magica in stile gotico cistercense. Percorriamo il lungo viale di cipressi e avvicinandoci rimaniamo senza fiato…le mura dell’ Abbazia sono letteralmente “scoperchiate” ed ha come tetto il cielo, che quel giorno era di un blu intenso.

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Leggiamo sulla guida che fu costruita poco dopo l’affermarsi della leggenda di San Galgano e che conobbe grazie ai monaci un periodo di grande potenza e splendore. In seguito, una lenta ed inesorabile decadenza condusse il luogo di culto al totale abbandono e lo trasformò in una cava a cielo aperto!

E’ febbraio, ci siamo solo noi…regna un silenzio e una pace irreale. Passeggiando tra le navate è impossibile non stare con il naso in su e osservare i raggi del sole che si incastrano tra il rosone e le mille aperture.

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Ad ogni leggenda che si rispetti sono legate delle curiosità:

In una teca sono conservate due mani mummificate che risalgono al XII secolo; un biglietto le presenta come “le mani degli uomini invidiosi”, che nel 1811 avrebbero tentato di strappare la spada dalla roccia

L’architettura dell’abbazia riserva misteri e sorprese. La struttura può essere collegata al modello della tomba del sacerdote egizio Meryatum, figlio di Ramses II. In entrambi i casi le proporzioni geometriche corrispondono ai rapporti delle sette note che compongono la scala diatonica naturale, dal do al do. Potrebbe essere questa la prova che i monaci cisterciensi erano a conoscenza dei canoni armonici geometrici che risalgono all’antico Egitto, codici pervenuti a loro forse, proprio come sostiene la leggenda, dai documenti che i Templari portarono in Europa da Gerusalemme.

Ci siamo ripromessi di visitare questo posto di notte, la biglietteria chiude alle 20:00 d’estate, per vedere il tetto fatto dal cielo stellato!

Cavallerescamente,

Lady Den e Lord Robert

Qui trovate tutte le info su orari di apertura ed eventi.

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