villa saletta (1)

Una cosa che non sapevo della Toscana è che è piena di paesini abbandonati; ce ne sono così tanti che sarebbe stato impensabile visitarli tutti nella mia settimana di vacanza, e quindi ho scelto i tre che maggiormente si trovavano lungo il mio itinerario di viaggio (Volterra – Siena – Pisa) e ho considerato tutti gli altri un più che valido pretesto per tornare in Toscana al più presto!

Questa volta ho visitato Poggio Santa Cecilia (SI), Buriano (PI) e Villa Saletta (PI), tutti avvolti dal tipico fascino delle città abbandonate.

POGGIO SANTA CECILIA

Guarda caso stavo facendo il mio viaggio in Toscana con una persona molto legata a Poggio Santa Cecilia, qualcuno che ci veniva molto spesso in passato e che ancora lo considera il suo “buen retiro“, un angolo di mondo tranquillo e appartato dove venire a rilassarsi.

Poggio Santa Cecilia (2) (1)

Poggio Santa Cecilia è un antico borgo visibile dalla statale Siena – Bertolle; è stato abbandonato negli anni ’90, quando i suoi abitanti si sono trasferiti in centri più grandi sia per trovare lavoro sia per sfuggire al terribile problema di fognature del poggio.

Poggio Santa Cecilia (1)

Molti nomi illustri sono legati a questo luogo: Dante Alighieri, Giuseppe Garibaldi (che qui venne a curarsi le ferite della battaglia dell’Aspromonte) e addirittura Michael Jackson, che pare volesse comprarsi l’intero borgo nel 2003.

Poggio Santa Cecilia (4)

Ad una prima impressione, Poggio Santa Cecilia non sembra poi così abbandonato: le case sono intatte, non noterete macerie, più che altro sembra che tutti i suoi abitanti siano andati in vacanza…
Pian piano però si inizia a fare caso ad alcuni dettagli di decadenza, ampie aree ricoperte dai rovi (come ad esempio quello che era il secondo ingresso al paese, nei pressi della terrazza panoramica) e le strade ricoperte di erba.

Poggio Santa Cecilia (3)

Poggio Santa Cecilia (5)

Ancora una volta, la visita ad una città fantasma mi colpisce perchè mi aiuta a ridimensionare la condizione umana: Madre Natura era presente in questi luoghi prima dell’insediamento umano e Madre Natura ritorna a governare incontrastata Poggio Santa Cecilia dopo che il paesino è stato abbandonato dai suoi abitanti; è la constatazione che i nostri palazzi, le nostre strade e tutte le costruzioni umane sono effimere e passeggere a rendere le città fantasma così affascinanti!

Accessibilità: il cancello d’ingresso è chiuso e ci sono le telecamere accesse. Bisogna essere creativi.

BURIANO

Dopo la visita alla miniera abbandonata di Montecatini  ho voluto visitare il paesino fantasma di Buriano, che è stato abbandonato addirittura due volte: la prima durante gli anni del miracolo economico, quando i suoi abitanti -principalmente contadini- hanno abbandonato le campagne per cercare lavoro nel nascente settore industriale; la seconda durante gli anni ’90, dopo un fallito tentativo di rilanciare Buriano come meta turistica.

Buriano ghost village (1)

Buriano ghost village (2)

Buriano è situata in una posizione molto panoramica, e si affaccia su una bellissima vallata di ulivi e dolci colline (siamo in Toscana, dopotutto!). È composta da antiche case coloniali nelle quali abitavano i contadini, un grande casale dove aveva sede l’azienda agricola, una chiesa e un piccolo cimitero.

Buriano ghost village (3)

Buriano ghost village (4)

Ancora una volta sono stata talmente fortunata da avere l’opportunità di visitare Buriano assieme a qualcuno che la conosce molto bene: Chiara, l’Assessore al Turismo del Comune di Montecatini Val di Cecina, va ancora tutti i giorni a Buriano per aiutare una coppia inglese che è interessata ad acquistare il paesino per ristrutturarlo -mi assicura Chiara- nel rispetto della sua storia. E dal momento che stanno studiando la storia di Buriano da anni, mi dispiace molto non aver avuto modo di conoscerli per fare due chiacchiere!

Accessibilità: l’ingresso al paese è aperto

VILLA SALETTA

Mentre andavo verso Pisa mi sono fermata a visitare un altro paese fantasma nei pressi di Palaia.

villa saletta (8)

Villa Saletta è un borgo medievale abbandonato alla fine degli anni ’90 che è stato usato come base Nazista durante la seconda guerra mondiale. Il suo passato agricolo si sviluppava su 600 ettari di terreno coltivati dai mezzadri, che vivevano nelle 25 case coloniali che compongono il paese. Ma nonostante la Mezzadria sia nata proprio in questa zona, con la nascita dell’economia industriale gli abitanti di Villa Saletta hanno abbandonato la terra per andare a lavorare in fabbrica.

villa saletta (2)

Sin dall’ingresso coperto di foglie autunnali l’atmosfera decadente del paesino era piuttosto evidente: sono passata in mezzo ad una sfilza di porte e finestre chiuse, ho visto il vecchio forno a legna dove gli abitanti si riunivano per cuocere assieme il pane e tanti altri dettagli affascinanti nella loro decadenza, come le finestre finte la cui forma si sta definitivamente scolorendo e la torre dell’orologio con solo l’ombra di un orologio.

villa saletta (3)

villa saletta (5)

villa saletta (1)

Alla fine della via principale c’è la casa patronale con una bellissima terrazza che da sulla vallata e, su due piccole piazze, ci sono due chiese: la Chiesa Parrocchiale SS. Pietro e Michele, che era utilizzata dalla famiglia dei padroni, e la chiesa barocca Oratorio Madonna della Rocca, che era invece usata dai mezzadri e dai contadini della zona.

villa saletta (6)

La struttura architettonica di questo paesino è molto razionale e ricorda le geometrie delle “città ideali“: il fascino di Villa Saletta è proprio nella sua decadenza estremamente ordinata.
Dopo l’esplorazione del paesino fantasma ho preso un caffè in un bar sulla strada che porta a Villa Saletta che già da solo vale la visita: “Dar Giannini” è un bar a conduzione familiare aperto nel 1880, una vera chicca della zona dove il tempo si è fermato ad un secolo fa. Qui l‘ambientazione vintage non è ricercata come in tutti quei locali hipster che spuntano come funghi, ma è originale ed autentica: oltre alla cabina del telefono -per anni l’unica della zona-, mi ha colpito la vetrina di amari Cynard e le ampolle di vetro contenenti caramelle dai gusti improbabili (tipo il rabarbaro).

dar giannini

Aldo, il proprietario, è un pezzo di storia: ci ha raccontato di quando Villa Saletta era abitata, e di quando -prima ancora- era stata occupata dai Nazisti.

Accessibilità: l’ingresso al paese è aperto

BONUS TRACK: L’ABBAZIA DI SAN GALGANO

Di ritorno da Arcidosso mi sono fermata ad ammirare un altro pezzo di Toscana abbandonato, che in realtà ora è stato rivalutato e trasformato in un’attrazione turistica, pur se di minore richiamo.
L’abbazia gotica di San Galgano (che è stata la prima abbazia gotica della Toscana) ha perso il tetto, il pavimento e le finestre: praticamente sono rimaste solo le mura di cinta!

san galgano (4)

Costruita durante il 13° secolo, l’Abbazia di San Galgano era un importante centro economico dell’area, dato che i monaci cistercensi avevano acquistato tutti i terreni e le strutture di valore della zona. Ma prima la carestia (1329) e poi la peste (1348) spinsero i monaci ad abbandonare la zona e a trasferirsi a Siena alla fine del 15° secolo.

san galgano

Nonostante l’Abbazia sia stata sconsacrata nel 1789, non credo ci sia un posto più spirituale e

meditativo di una chiesa senza tetto: come nei templi antichi, è l’apertura verso il cielo a creare un

suggestivo legame diretto con la divinità.

Accessibilità: orari di apertura: da Aprile ad Ottobre 9 – 19; da Novembre a Marzo 9.30 – 17.30. Biglietto d’ingresso: 2€

Giulia

Seguite le avventure di Giulia su: http://www.blocal-travel.com/ 

Giulia, travel blogger romana, appassionata di luoghi abbandonati, arte di strada, periferie, paesaggi urbani, luoghi strani e ovviamente…di viaggi!
Dice di lei: “sogno di lasciare il mio lavoro d’ufficio e scrivere di viaggi, ma soprattutto non voglio passare tutta la vita nello stesso posto a fare la stessa cosa”.

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Toscana abbandonata: un giro tra i paesini fantasma
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