ingredienti_caravaggio

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto queste riflessioni deliranti di una amica neo-laureata in Storia dell’arte e appassionata di cucina, vogliamo condividerle con voi:


Da bambini avete mai giocato al gioco Se fossi?

Se fossi un animale sarei una farfalla, se fossi un colore sarei il verde (o il giallo..dipende dall’ umore gioioso o speranzoso),se fossi una principessa delle favole sarei la Sirenetta (l’idea di stare tutto l’anno in costume a fare il bagno la trovo entusiasmante!)..Questa mattina, non so per quale motivo astrale, mi sono svegliata molto presto, all’alba, più precisamente alle 5.45..e quando ho guardato l’ora una sola domanda ha occupato la mia testa.. “E mo che faccio???”. Dopo aver provato a riprendere sonno (senza risultati), mi sono alzata con l’idea di fare una torta..e non una torta qualunque! Avevo la precisa intenzione di fare una torta al cioccolato, con succo di arancia ed una punta di alcool (che ci sta sempre bene!).

Mentre preparavo tutti gli strumenti e gli ingredienti sul bancone della mia cucina nuova (scusate, ma non ho resistito a sottolineare orgogliosa il particolare), associazioni mentali degne dell’irlandese James Joyce mi hanno fatto giungere ad una conclusione: questa torta è Caravaggio..o meglio..se Caravaggio fosse una torta sarebbe una torta al cioccolato, con succo d’arancia ed una punta di alcool! Gioia, ilarità ed interminabili viaggi mentali hanno accompagnato la preparazione della torta Caravaggio (il titolo è ovviamente venuto da sé), ed una quantità d’amore spropositata per l’artista, per la cioccolata e per la punta di alcool, hanno affiancato ogni giro di frusta..ed è così che la torta è divenuta alta e soffice!!
Ma le storie, come le ricette, vanno raccontate dall’ inizio, altrimenti non si capisce nulla: chi sono i personaggi, quante uova mettere, dove è ambientata la storia, va messo prima lo zucchero o la farina? Partiamo quindi dall’inizio..
Credo sia necessario specificare una cosa, visto che ultimamente mi è capitato di trattare la questione e suscitare estrema sorpresa nel mio interlocutore: Caravaggio non si chiamava davvero Caravaggio..che razza di genitore chiamerebbe suo figlio così?? (vabbè che ci sono persone che chiamano il proprio figlio Falco..). All’anagrafe era Michelangelo Merisi…da Caravaggio, ovvero una cittadina del bergamasco: immaginiamoci quindi quel bell’uomo moro, che un tempo centomila lireoccupava fiero le vecchie centomila lire (il disegno era dell’incisore seicentesco Ottavio Leoni, per gli amici Padovanino..indovinate perché??),che con voce grossa e pesante tipica della pianura lombarda urla “Pòtaaaa!!!” Era infatti consuetudine a quel tempo identificare una persona in base alla città in cui era nata; altre volte invece si usavano i patronimici, per cui capita si ritrovino nomi lunghissimi, come Giovanni di Niccolò di Pietro di Guido (che se il tipo si trovava in una situazione di pericolo e tu lo dovevi chiamare al volo per salvarlo facevi prima a dirgli direttamente “Addio!”..o a chiamarlo Ugo, come suggeriva Massimo Troisi in “Ricomincio da tre”). Ma quando nacque? Ehhhh… tanto bello, tanto amato e tanto misterioso il nostro Miky (ormai siamo amici extratemporali!), ma possiamo orientativamente affermare che negli anni ’70 del 1500 Dio, Buddha, Allah o chi per loro, decisero di mandarci sulla terra IL GENIO!!
Ma tornado alle cose golose..dice (per chi non lo sapesse a Roma è un classico iniziare le frasi così) che Caravaggio_-_San_Matteo_e_l'angeloc’entra il cioccolato con Caravaggio?? La mia mente malata ha associato questo elemento culinario alla sua pittura, caratterizzata da forti contrasti di luci ed ombre ( “presso il cardinal del Monte iniziò ad ingagliardire gli scuri”), ed essendo il cacao uno dei principali cibi ritenuti afrodisiaci, l’assonanza con la vita dissoluta dell’artista non poteva che tradursi, sempre nella mia testa, in una perfezione cosmica!
L’arancio rappresenta dunque quella radiazione luminosa che si poggia sui protagonisti delle sue tele, i quali emergono da fondi bui grazie ad espedienti come fiaccole, finestre, che colgono la realtà quotidiana alla ricerca della verità.
Riguardo la punta di alcool forse Miky non sarebbe stato proprio d’accordo..sulla punta intendo..credo avrebbe gradito l’intera bottiglia all’interno dell’impasto..ma obiettivamente avrei creato un “mappazzone” (come direbbe lo chef Barbieri).

Se è vero che l’Italia è conosciuta nel mondo per la buona cucina e per la straordinaria quantità di artisti, credo che non ci sia modo migliore per spiegarle che “impastarle” per riempire non solo la pancia, ma anche gli occhi!

Spero di non dovermi svegliare tutte le mattine all’alba, ma ormai mi sento ispirata ad iniziare questo tour arte-gastronomico,

Se you soon, Smack smack,

B.

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B. : Se Caravaggio fosse un dolce
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