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Avete presente quelle sere in cui accadono in contemporanea i seguenti eventi:

a)      avere fame, ma non sapere cosa cucinare;

b)      il frigo non offre troppe possibilità di sperimentazione, ma nonostante ciò sembra che il vostro cervello resetti continuamente l’informazione, facendovi  ritrovare ogni due minuti davanti allo sportello aperto in attesa di un’ispirazione divina (o un’apertura verso una dimensione extragalattica tipo le Cronache di Narnia);

c)      suona il campanello e ritrovate davanti alla porta il vostro amico, che non ha avvisato del suo arrivo (non sarebbe un vero amico sennò)?

E se quell’ amico fosse lo scultore veneto Antonio Canova? Camicia jabot, capelli raccolti in un Antonio-Canova-Autoiritratto-1812-modello-in-gesso-cm-70-hlaccetto di velluto blu e bottiglia di vino rosso in mano. «Tosaaaaaa!(Ragazza)» mi urla felice in un abbraccio caloroso, «go fameeee!(Ho fame)». E che gli cucini al volo ad Antoin? Apri lo sportello della dispensa e…gli spaghetti ci sono, il che è già un ottimo punto di partenza; riapri il frigo e fai un respiro di sollievo nel sincerarti che tra i tre ingredienti tristi e solitari (tra i quali figurano sempre la metà di un limone secco ed un tubetto di maionese semivuoto) ci sia anche il pecorino. Ti giri di scatto verso il mobiletto delle spezie..ffffffffiuuuuuuu…il pepe c’è! «Antò ti faccio una cacio e pepe da paura!».

Metto subito l’acqua a bollire e davanti ad un bicchiere di vino mi racconta quando ventiduenne, nel 1779, decise di trasferirsi a Roma, dopo aver affrontato “la gavetta” in Veneto (Possagno, piccolo centro del trevigiano, gli diede i natali).Roma a quel tempo era la capitale della cultura europea, che richiamava artisti, letterati e aristocratici che facevano dell’Italia la meta del loro Grand tour. Nella città eterna potè studiare la statuaria antica e Raffaello, modelli di bellezza ideale.

«Anto scusa se ti interrompo..me lo grattugi il pecorino?» Fomentatissimo mi paragona l’operazione ,che migliaia di italiani compiono ogni giorno sul proprio piatto di pasta fumante, al lavoro dello scultore, il quale, partendo da un grande masso di marmo grezzo, riesce a trasformarlo in qualcosa di sublime.

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Prendo il macinapepe e ne aggiungo un’abbondante quantità al pecorino..«Vedi tosa?…abbiamo aggiunto le venature del marmo!». Io e Antoin siamo sulla stessa lunghezza d’onda!!

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L’acqua bolle, butto lo spaghetto (250 gr. in due e sto!)..«forma pura, regolare» mi dice estasiato uno dei massimi esponenti del Neoclassicismo, colui che fu considerato dai suoi contemporanei come un moderno Fidia.

Pochi minuti prima di scolare la pasta, prendo con un mestolo un po’ di acqua di cottura e la unisco al condimento, mescolando e aggiungendo fino a creare una crema omogenea «equilibrio mirabile tra bellezza e natura!»..mi sto per montare la testa!!

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Prendo gli spaghetti con il mestolo (la pasta non deve essere troppo asciutta) e unisco tutto! «A tavola!» Servo la cacio e pepe bollente e fumante, con una grattugiata finale di pecorino e pepe. «Nobile semplicità e quieta grandezza avrebbe detto Winckelmann!»

Non so se Canova avrebbe apprezzato..posso dirvi però che gli amici That’s Amore Italia hanno spazzolato il piatto!!

Se you soon,

B.

DOVE DORMIRE A ROMA:  Il Vintage, Nonna Amelia, Loft Carmen, Domus

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B. : Se Canova suonasse alla mia porta
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