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In una caldissima domenica di fine settembre (il 29 per la precisione) insieme a Gianluca ed Eleonora de Il Perimetro abbiamo incontrato Arianna nella sua azienda sulla SP68.
Trentenne, donna, siciliana, agricoltore, enologo, preparata e agguerrita…questo è il suo identikit.
Ci accoglie mentre sta rimestando il mosto..il vino hai i suoi tempi e non si piega alle velleità di una chiacchierata. Seduta su una cassetta della frutta, la faccia sporca di uva, ci chiede chi siamo.
E’ quel  genere di domanda a cui uno ha risposto tante volte ma che posta, così, a brucia pelo..manda in tilt. Le spieghiamo che giriamo  alla ricerca di persone come lei, che sono rimaste a combattere nella propria terra e che mostrano ai viaggiatori una faccia genuina dell’Italia. Il nostro progetto la convince, ma non molla il lavoro che sta facendo. Iniziamo quindi a bombardarla di domande..ci incuriosisce sapere perché una ragazza di trentanni decide di lavorare la terra. Ci racconta di essersi laureata in enologia a Milano e di aver messo in pratica lo studio subito nella vigna di famiglia..e di aver capito che la sua strada era il vino naturale. Una sfida..in un mondo maschile e in una terra dove potersi emancipare con un’idea così “alternativa” non è facile.
Ci racconta che per lei un’agricoltore è in primo luogo il custode della terra che possiede, dunque ha una responsabilità verso di essa e la comunità. La campagna ha bisogno di agricoltori illuminati.
Due ragazzi americani, alla seconda esperienza, le danno una mano. Da tutto il mondo vogliono venire qui per scoprire l’antica arte di fare il vino. Imparare con Arianna è un’ottima scuola…ma bisogna rigare dritti, non ammette errori e il processo diventa disciplina.
Dopo aver chiacchierato con lei, decide di accompagnarci fuori dalla cantina…due file lunghissime di cassette colme di uva “prendono il sole” in attesa di diventare passito.
Arianna è bella, nell’immaginario incarna esattamente la ragazza siciliana. Rimaniamo affascinati dall’amore che ci mette nel descrivere i suoi filari.
Ci conduce nella masseria che sta ristrutturando, dove a breve si trasferirà insieme alla sala degustazioni. Entriamo in una stanza dove ci sono le antiche vasche del palmento..ci racconta che oggi lei fa il vino con lo stesso procedimento..servendosi della tecnica e non della tecnologia.
Saliamo al piano di sopra e sentiamo un rumore sordo. Ci affacciamo in una stanza e vediamo un barbagianni privo di sensi steso per terra. Le nostre voci l’hanno spaventato e provando a scappare ha sbattuto la testa sul vetro. Dopo poco si rialza e lo seguiamo con lo sguardo volare via tra i filari dove abitualmente vive. D’ora in poi sarà il simbolo di chi come noi, ci sbatte la testa ma ce la fa..
Arianna ci regala il suo meraviglioso vino rosso SP68..sa di terra, di tenacia e femminilità. Abbiamo voluto raccontare la sua storia perché chi visita la valle degli Iblei non può non andarla a trovare e degustare il suo vino!

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Arianna Occhipinti: questo non è un paese di choosy!
Vittoria